A cura del Professor Ferruccio Dominici

Il Marconi che non ti aspetti: il medico che fece tremare Cesenatico

Cesenatico, grazie al fugace passaggio di personaggi di rilevanza mondiale, si è ricavata uno spazio nella Storia patria; i due più famosi, ovviamente, Leonardo da Vinci e Giuseppe Garibaldi, hanno dato lustro alla nostra cittadina, pur con una sosta di poche ore, ma ci sono altri uomini che hanno lasciato un’impronta indelebile nelle cronache locali e tra essi merita certamente di essere citato il medico e ufficiale sanitario dottor Ginesio Marconi.

G come MARCONI

Sembra uno scherzo, ma a Cesenatico, quando si parla di ospedale (ormai irrimediabilmente “ex”) G. Marconi, molti vanno subito al Guglielmo nazionale, il celebre inventore bolognese che ha aperto con i suoi esperimenti il mondo delle comunicazioni via etere. Invece nel nostro caso si tratta di Ginesio, medico chirurgo che negli anni tra fine ‘800 ed inizio ‘900 ha ricoperto nel nostro comune l’incarico di ufficiale sanitario e primario dell’ospedale cittadino, all’epoca e fino all’ottobre 1970, sito in via Carlo Armellini, dove oggi è il Museo della Marineria – sezione a terra, che ne ha ripreso esattamente la facciata.

Veduta del porto canale

Come Marconi arrivò a Cesenatico

Ma andiamo con ordine. Nell’estate del 1893 il comune di Cesenatico bandisce un concorso per la nomina del nuovo ufficiale sanitario cui partecipano 26 medici da varie regioni. La commissione il 17 luglio 1893 proclama vincitore tale Ginesio Marconi di anni 34, originario di Camerino (MC) dove era nato l’11 maggio 1859 ed aveva conseguito la laurea in medicina e chirurgia presso l’Università di Bologna il 10 luglio 1885. Il giovane medico aveva poi iniziato la professione qui in Romagna, a Roncofreddo, il 25 agosto dello stesso anno. Il 28 ottobre 1888 si era trasferito a Petritoli (prov. di Fermo) per l’incarico di direttore di quell’ospedale, dove era rimasto fino al 27 marzo 1890 quando aveva assunto il medesimo incarico a Norma (LT). Giunto a Cesenatico, ha preso servizio il 1° agosto 1893 e da subito, viste le condizioni dell’ospedale, apre un vivace contenzioso con l’amministrazione comunale.

 

Ospedale MarconiRiguardo al locale nosocomio, non vi è di meglio che leggere il suo opuscolo dal titolo “Relazione Sanitaria” , in cui descrive con garbata e gustosa ironia la pessima situazione della struttura. Occorre sottolineare qui che il dottor Marconi, oltre ad essere un valente medico, è stato anche un eccellente chirurgo che ha effettuato interventi in ogni distretto del corpo umano di entrambi i generi e, considerati gli strumenti ed i medicinali dell’epoca, con risultati di altissimo livello. Ma il dottore aveva anche una spiccata dote letteraria, come testimoniano le numerose pubblicazioni che possiamo ancora oggi consultare e che forniscono una mole di informazioni preziose; di questo però vedremo più oltre.

Tornando invece brevemente al nostro ospedale, troviamo nella riedizione del citato opuscolo Relazione Sanitaria, voluta dal Consiglio di Amministrazione nel 1976, il verbale di “Nuova denominazione dell’ospedale” (ogg. n. 14) del 22 febbraio 1973. Il C.d.A. era composto da Giunchi Nicasio – presidente, Agostini Rino, Matassoni Dante, Ghezzi Giorgio Vasini Fernando e Grassi Giorgio membri; direttore sanitario Metri dott. prof. Loris e segretario dell’Ente Gusella Libero. La Delibera del Consiglio si chiude con la seguente dichiarazione: L’Ente Ospedaliero generale di zona di Cesenatico, eretto tale con D.P.R. 11/2/1971, n. 251, è denominato Ospedale Civile “Ginesio Marconi”.

battana museo Marineria

Lo scorcio della città oggi. L’ospedale Marconi oggi si trova in un altra posizione.

Le stoccate in punta di fioretto di Marconi all’Ospedale

A questo punto possiamo riprendere la lettura dell’opuscolo, la cui prima edizione risale al 1916, stampata nello stabilimento tipografico P. Ughi & C. a Savignano di Romagna (non era ancora arrivato Mussolini a cambiare il nome del paese in Savignano sul Rubicone), che inizia col descrivere la sede del nosocomio:

Ginesio Marconi

“L’edificio ospedaliero trovasi nella via Carlo Armellini n.14, ubicazione infelicissima per essere la detta strada il termine della provinciale Cesena-Cesenatico, per la quale si entra in paese. Essa è in sommo grado rumorosa per il transito continuo di veicoli (ovviamente a quel tempo esclusivamente a trazione animale), per l’esistenza, a destra di chi entra nell’ospedale, di uno stallatico e a sinistra d’una officina da maniscalco che imbalsama gli ambienti dell’Ospedale con i profumi delle unghie bruciate. Ma queste delizie non bastano per il sollievo degli ammalati. Il piano terreno del fabbricato è affittato ad una cantina e ognuno può indovinare i quotidiani rumori che vi si fanno, oltre quelli annuali di prammatica per la vendemmia e per l’esportazione della vinaccia. Ma ce n’è ancora”.

“Siccome la strada, proprio di fronte all’Ospedale è più larga, quello spazio diventa nei giorni di festa e di mercato e specie durante la stagione estiva, il luogo di sosta di di un gran numero di biroccini, carrettini e carrozze; quando non vi si aggiunge qualche asino che legato alle inferriate dell’edificio, perduta la pazienza (se la perdette Giobbe che bestemmiò, secondo il Giusti, la può perdere anche un somaro) di attendere al sole o sotto la pioggia, coi pietosi raj chiama il disumano padrone che l’ha dimenticato! E parrebbe che tutto questo po’ di malanno fatto sotto e davanti un Ospedale dovesse bastare per decretarne la chiusura; ma ci si può aggiungere anche un’altra cosa, che verrebbe la tentazione di credere che fosse fatta apposta, tanto è per me enorme. Quando i malnati birocciai, che conducono per lo più dei somari trainanti pesantissimi carichi di carbon fossile, di marmo, di legname, credono di far prendere un po’ di fiato alle snervate e maltrattate bestie, essi fermansi proprio avanti l’ospedale e riprendono lo spunto con urla, bestemmie e colpi di bastone sulla schiena, sui fianchi, sulla testa di quei miseri animali del cui lavoro vivono, a protezione dei quali né una guardia municipale, né uno dei fratelli branca, né i disoccupati delegati di pubblica sicurezza, per altro così solleciti a dar noia a qualche pacifico cittadino“.

Sono sufficienti queste poche righe per rilevare l’arguzia e la vis-polemica di questo medico così atipico e dalla penna facile. (erano chiamati con sarcasmo “fratelli branca” i carabinieri).

(continua …)

Articolo precedente: “La strada degli innocenti di Cesenatico”, la storia di via Baldini e del suo errore storico

Unisciti al nostro canale Whatsapp